domenica 28 giugno 2015

TESTE DI...LEGNO


LE TESTE DI … LEGNO


 Alla trasmissione otto e mezzo guidata dalla rossa altoatesina Lilli Grȕber abbiamo sentito una serie di scemenze senza senso da parte di quell’altro ineffabile giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi.
Il tema era la famiglia e l’adottabilità di bambini da parte delle coppie omosessuali.
Andrea Scanzi si è esibito nel seguente ragionamento: al di là del fatto che sia approvato o no, resta il fatto che le “famiglie” omosessuali esistono e quindi, dato che il mondo cammina anche in direzioni che non piacciono a tutti, si deve prenderne atto ed accettare la realtà..!
Ergo l’adozione di bambini da parte di coppie di omosessuali è da accettare e da sancire per legge…
Secondo il fantasioso, superficiale ed anche poco intelligente metodo di ragionamento di Andrea Scanzi una situazione che è reale va, per questo fatto stesso, accettata.
Allora, per lo stesso motivo dato che la droga oramai sta dilagando ed è diventata un fenomeno di grandi dimensioni nella società si deve accettarla e si dovrebbero legalizzare le droghe sia leggere che pesanti così come il loro commercio.
Allora dato che le rapine sono aumentate moltissimo e rappresentano un fenomeno che ogni giorno si verifica in numeri sempre crescenti, lo stato dovrebbe legalizzarle e non considerarle più un reato.
Lo stesso dicasi per la corruzione, l’evasione fiscale, lo sfruttamento della prostituzione e per tutti quei reati che dilagano perché una società politica, influenzata da quel “Buonismo” cretino che i “compagni” di Andrea Scanzi propugnano, non riesce ad arginare..!
Ma siamo diventati matti..??!!
Secondo noi una società sana deve riconoscere le situazioni negative che colpiscono la sua quotidianità e deve porvi rimedio così come combatte il cancro, la peronospora, la siccità e tutti quei fenomeni che ostacolano il buon sviluppo, il benessere e la serenità della gente!

Alessandro Mezzano


sabato 27 giugno 2015

LA BATTAGLIA DEI "MIGRANTI"



Infuria la "battaglia dei migranti" : da noi (per contiguità marina con la Libia) ed in Europa (anche per continuità territoriale con l'Italia).
Si fa,dice,legge e vede di tutto e di più.
Stamane i "vertici" europei hanno raggiunto un accordo,l'ultimo della serie ed il primo di quelli che saranno necessari a breve.
Si sono stabilite "quote d'accoglienza" per   50.000 nuovi profughi da distribuire tra i paesi aderenti alla UE..."profughi" si legga bene,non altro.
Occorrerà separare nettamente chi fugge da guerre e persecuzioni da quanti scappano dalla fame e cercano speranza in Europa.
Bisognerà quindi "imbarcare" i primi e "respingere" i secondi...mica facile !!
Per quanto riguarda gli arrivi terrestri,quelli (pur numerosi) denunciati dall'Ungheria,bene o male sarebbe possibile filtrare gli arrivi...specie erigendo  un muro,metti una porta ed esamini all'ingresso chi vuole entrare.
Ma in mare ?? Se ti arrivano uno,due, dieci barconi in una volta cosa fai ?? A maggior ragione se (volontariamente) rischiano di affondare ?? Certamente non siamo un popolo che pensa "lasciamoli affogare",tutt'altro.
Allora ?? Si devono salvare tutti...e poi ??
Si portano in Italia (preferibilmente in Sicilia) e,una volta a terra...,saremo punto e d'accapo (n.b. mischio per questo futuro, condizionale e presente) !!
Renzi afferma che,da domani,si identificheranno tutti i migranti raccolti,bimbi compresi,e poi si farà la cernita tra aventi diritto alla qualifica di "rifugiati politici" e clandestini da rispedire indietro !!
C'è qualcuno,tra chi non sia legato alle istituzioni (vedi prefetti e Rai) ed ai partiti di sinistra al governo (ascari compresi), che ci creda davvero ??
Non esistono strutture all'altezza,addirittura oggi i migranti si rifiutano di lasciare le impronte digitali...figuriamoci domani,come farà la polizia ad obbligarli ?? Li menerà ?? Chi sentirà le proteste della Boldrini,della Kyenge e le prediche del Papa ?? Quanti agenti finirebbero indagati per violenza ??
Su quale aereo li potremo mettere (a forza) per rispedirli  indietro ?? Sappiamo benissimo (da Roccacannuccia a Bruxelles) che nessuno stato,africano o mediorientale,li riprenderebbe indietro...,neppure a pagamento in dollari.
Allora,si chiederà chi legge ??
Allora niente...sono un cittadino qualunque,che non conta un c... !!
Esprimo in lettere il mio malcontento e la mia voglia,quantomeno,di non farmi prendere in giro...nell'ordine :
dall'Europa,da Renzi e dal suo governo,dall'Onu,dalla Caritas,dalla Boldrini e dalle sue simili,dalle radiotelevisioni di stato e non,dagli esponenti del regime partitocratico (tutti quelli presenti in parlamento che,a suo tempo, hanno avallato la aggressione alla Libia e fatto ammazzare Gheddafi,piangendo ora lacrime di coccodrillo) dagli esperti professoroni che pontificano sul perché e per come,da questo e da quello che,per finire con Mattarella e Francesco,tutto interpretano tranne che la volontà popolare !!
Non lo affermo io,per delirio di conoscenza...tutti i sondaggi sono concordi  : l'80% degli italiani sono preoccupati dal fenomeno migrazione e dalla risposta del governo per risolverlo !!
Figuriamoci nel resto d'Europa come la pensano....

Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello


                                                                                                                                                     

mercoledì 24 giugno 2015

ELOGIO DELLA CORRIDA

ELOGIO DELLA CORRIDA




Certamente se assistere ad una corrida significasse solamente vedere uno spettacolo nel quale un toro sanguinante viene  “picado”, banderillado” ed ucciso, allora questo sarebbe uno spettacolo crudele e barbaro e ben a ragione si sosterrebbe che tale spettacolo deve essere bandito e vietato.
In questo caso però il difetto non starebbe nella corrida, ma nella sprovvedutezza e, lasciatecelo dire, nell’ignoranza, di chi va ad assistere alla corrida senza sapere cosa essa sia e cosa essa significhi nella tradizione non solo Spagnola, ma in  quella della cultura e della storia della civiltà occidentale..
In tutta l’area delle civiltà mediterranee, dall’antico Egitto alla Creta di Minosse e perciò sino dal 2000 avanti Cristo la tauromachia era praticata con significati esoterici  e con riti religiosi in quanto la figura del toro rappresentava la forza bruta della natura che l’uomo era costretto ad affrontare per sopravvivere e quindi la sua vittoria sul toro selvaggio era la vittoria dell’intelligenza sulla forza, dello spirito sulla materia, della volontà di potenza sulla cieca resistenza.
Questo rito pagano così significativo e così simbolico dei valori spirituali si è poi via, via tramandato sotto varie forme nella Grecia classica ( fatiche di Ercole ) e nella Roma antica e poi sino alla corrida della Spagna e del Portogallo.
Già queste considerazioni fanno apparire la corrida sotto un’altra luce, diversa dalla superficiale ed ignorante interpretazione di chi la vuole abolire perché non ci riesce a vedere altro che sangue e crudeltà gratuite.
Il rito è sempre la materializzazione di un concetto astratto, la pedagogica incarnazione di un valore morale, la concretizzazione di una tradizione che ha le sue radici nella storia e nella cultura di un popolo ed è quindi profondamente significativo che il rito della tauromachia sia presente in un così vasto spazio geografico e temporale delle più significative civiltà che l’umanità abbia saputo esprimere.
Se poi andiamo ad indagare sugli aspetti storici, etici e tradizionali della corrida Spagnola, allora essa appare sotto una luce ben diversa da come la vedono i suoi detrattori.
Un piccolo uomo di una sessantina di chili affronta con estremo coraggio e sprezzo del pericolo ( che vi assicuriamo che c’é..! ) una valanga di forza bruta e di agilità di cinquecento chilogrammi, infuriato e deciso ad uccidere e lo fa con l’eleganza, la grazia e l’agilità di un ballerino a dimostrare che queste doti, unite all’intelligenza ed alla determinazione sono vincenti sulla forza bruta.
Per questi motivi il torero vince sempre ed il toro muore, perché il rito pretende la dimostrazione della superiorità dell’uomo sulla natura.
E di rito vero e proprio si tratta con le sue regole, le sue immagini, i suoi tempi che vanno dal vestito, il “Traje de luz”, ai tempi precisi delle varie fasi, alla ricerca della morte misericordiosa in un solo colpo di spada che passa tra le scapole e spacca il cuore passando per le varie figure che esaltano il coraggio, lo sprezzo del pericolo e l’orgoglio di mostrare queste doti nei vari passaggi così come negli atteggiamenti!
I tempi e le regole che sovrintendono in modo assolutamente inderogabile la corrida hanno un’ulteriore ragione perché vogliono dimostrare come la battaglia dell’intelligenza contro la forza bruta non può essere frontale, ma abbia bisogno di fasi che la portano gradualmente sconfiggerla pur partendo da una situazione di apparente inferiorità.
Certamente il rito è cruento così come cruenta è la vita, quella vera, non quella edulcorata delle immagini degli spot televisivi che distorcono la realtà e mentono per incrementare la vendita dei detersivi, delle patatine, dei pannoloni per i vecchi o dell’ultimo modello di automobile.
Il torero che volge sprezzantemente le spalle al toro che potrebbe caricarlo ad ogni istante e “brinda” alla folla, è un’immagine che resta impressa nella mente e nel cuore di chi la vede e che suscita ammirazione ed invidia per un coraggio che è di pochi e che tutti vorrebbero avere,
Certo, un mondo che si regge sulla Coca Cola, sui telefonini, sullo shopping rimbecillente, sulla “sballo”, sui tatuaggi idioti e sul consumismo che riduce le persone ad un ottuso gregge di rincoglioniti consumatori, difficilmente riuscirà a penetrare i significati spirituali di un rito come la corrida e si potrà solamente fermare agli aspetti più superficiali e più spettacolari, ma ripetiamo, questo è un limite di quel mondo e non certo di quello della corrida!

Alessandro Mezzano
                                                                                                                                          

lunedì 22 giugno 2015

MURI E MURETTI !



La Commissione Europea ieri ha ammonito : "l'Europa non ha bisogno di nuovi muri".
L'Onu,piú marcatamente, sottolinea : "chiudere le frontiere è una risposta nazional-populista" e già squalifica come "politicamente scorretta" qualunque operazione di questo genere.
Bersaglio comune l'Ungheria di Orban che ha annunciato la costruzione di un muro rafforzato ,per 174 km,lungo  la frontiera con la Serbia.
Alle istituzioni internazionali si sono immediatamente uniti molti governi occidentali,politici,media,moralisti e professoroni vari...manca ancora la posizione del Vaticano (la quale,oggettivamente,non può che essere contraria),tutti concordi come non sia questo il metodo migliore per frenare la piaga dell'immigrazione clandestina.
Notizie che,quanti abbiano la bontà di leggere,sicuramente già conosceranno ma,a mio parere,le stesse richiedono una piccola,elementare integrazione.
A sentirla cosi,od a leggerla,sembrerebbe proprio che Orban sia emulo del famigerato Ulbricht,il cattivone comunista che innalzò il Muro di Berlino (e lungo la Germania Est); con la differenza (non di poco) che l'Ungheria viene additata dalla stampa progressista come stato a forte rischio "Nazismo",con i nazionalsocialisti di Jobbik che pressano Orban per fargli indossare la camicia grigia.
Da qui (sempre secondo i moralisti), a cascata,l'adozione di provvedimenti "razzisti" verso i clandestini   e la costruzione della barriera con filo spinato per frenarne l'accesso dalla Serbia.
Non entro nel dibattito sulla immigrazione,non in questa occasione.
Sottolineo come,ancora una volta,la disinformazione delle istituzioni internazionali,nazionali e dei principali media sia manipolatrice e faziosa.
Perché ?? Elenco qui di sotto quanti sono,nel mondo,i muri (armati o potenziati) attualmente eretti ed "in servizio"....
Sud e Nord Corea : 4 km ;
Iran-Pakistan : 700 km ;
Yemen-Arabia Saudita : 1.800 km ;
Zimbabwe -Botswana  : 482 km ;
Sahara Occ.-Marocco : 2.735 km ;
Belfast-Irlanda : 13 km ;
Cipro : 300 km ;
Usa-Messico : 1.000 km ;
Ceuta/Melilla- Marocco : 20 km ;
Israele- Egitto : 240 km ;
Israele-Palestina/Cisgiordania : 643 km.
Spero,nel mio piccolo,sia sufficiente questa presa d'atto per smascherare la faccia di bronzo di tutti coloro che strepitano contro l'oltraggio alla " civiltà" che Orban e l'Ungheria si apprestano a mettere in atto.
Onu e Comunità Europea in primis..,Usa,Israele,arabi ed africani a seguire.
Per finire con Inghilterra e Francia che,a Calais,stanno innalzando 2 km di recinzioni per impedire l'assalto ai traghetti.
Ipocriti,bugiardi e buffoni....!!
Grazie per l'attenzione.
Vincenzo Mannello
                                                                                                                                   

venerdì 19 giugno 2015

SCAFISTI D' ALTO BORDO

SCAFISTI D' ALTO BORDO


Di Observer.

Qualche giorno fa’ ho segnalato come le masse di clandistini imbarcati dalla Libia non solo sono quasi tutti negri sub-sahariani (che Rai 3 continua a chiamare “siriani in fuga dalla guerra”) ; ma che alcuni di questi hanno raccontato all’inviato di Le Monde di essere stati presi per le strade libiche. Domanda: ci sono organizzazioni   in Libia che fanno incetta di negri per spedirceli?

Il dubbio è venuto anche all’ottimo sito elvetico Les Observateurs. Che indica un possibile sospetto.

“Se credete ancora che la migrazione sia fatta di disperati – esordisce – ricredetevi. E’ un’azione voluta e organizzata, fra gli altri, da « L’organisation internationale pour les migrations » …”.

E’ questa una organizzazione intergovernativa che pare collegata alle Nazioni Unite. Andate a vedere il sito, ed apprenderete cose interessati.

Direttore generale dell’Organizzazione è un tal ambasciatore americano William Lacy Swing, che ha una carriera di diplomattico in paesi come la Nigeria. Costui è stato continuamente confermato e riconfermato a quella carica: è sulla poltrona dal 2008, e ci resterà fino al 2017 almeno (se non smetteranno di riconfermarlo). Manovra un budget di 1 miliardo e 675 milioni di dollari,  ha 8400 dipendenti presenti in oltre 100 paesi; il quartier generale è a Ginevra. Strano che di un simile titano, io non avessi mai sentito parlare, nè incontrato nelle aree di crisi che ho coperto qualcuno dei suoi agenti riconoscibili.

Fra le cose che IOM fa’ è “organizzare elezioni per i rifugiati fuori dalla loro patria, per esempio in Afghanistan nel 2004 e le elezioni in Irak nel 2005” .

Quindi: ad occhio e croce è una delle benefiche entità global-americane per l’espansione della demokràtia  nei paesi dopo gli Usa li hanno devastati (pardon, volevo dire: aperti alla civiltà occidentale).

Lo IOM dichiara la sua missione senza giri di parole: “E’ impegnato al principio che una migrazione umana e ordinata fà bene ai migranti e alle società”.

“In un’epoca di mobilità umana senza precedenti – ci istruisce – si constata che è particolarmente urgente far comprendere appieno i legami che esistono tra la migrazione e lo sviluppo, prendere misure pratiche perché la migrazione serva di più gli interessi dello sviluppo, ed elaborare soluzioni durevoli alle situazioni migratorie che sollevano difficoltà. In questo campo, la filosofoia dello OIM è che le migrazioni internazionali, se gestite correttamente, contribuiscono alla crescita e alla prosperità dei paesi d’origine e di destinazione, e profittano agli immigrati stessi”.

In base a questa bellissima convinzione che le migrazioni   in carrette del mare “fanno bene alle società” dove arrivano, lo IOM si occupa, a quanto dichiara, di:

° Assistere i paesi ad essere pari alle crescenti sfide della gestione delle migrazioni.
° Far progredire   la comprensione delle questioni dell’immigrazione.
° Incoraggiare lo sviluppo economico e sociale attraverso l’immigrazione
° Sostenere la dignità umana e il benessere dei migranti.

Non so, ma ho l’impressione che questa descrizione dei compiti dei missionari si possa tradurre  con la parola promozione.



Lo IOM “promuove” le emigrazioni di massa. Perché ha fede che queste   facciano bene all’economia delle società che li ricevono, o ovviamente a quella globale. E’ una tesi tipica del mondialismo dei poteri forti.
Siccome il benemerito ente dichiara ripetutamente di “assistere gli   Stati”  in tutti i modi possibili per ingoiare i necessari milioni di clandestini (pardon: “migranti”, è lo IOM che ha fatto circolare la parola  corretta che tutti i media ripetono), io credo che il nostro governo,  prima ancora che ai Kommissari Ue, dovrebbe bussare alla porta dello IOM. L’indirizzo è:

17, Route des Morillons, CH-1211 Geneva19, SwitzerlandTel: +41.22.717.9111

E’ la porta giusta. Il signor ministro Alfano alzi il telefono e chieda assistenza all’ambasciatore Swing e i suoi 8400 buoni samaritani, che fremono dal darci assistenza della loro competente filantropia. Non posso esserne certo perché le pagine sulle riunioni e le decisioni sono segretate (pardon: “accesso ristretto solo agli stati membri”). L’Italia essendo stato membro, sicuramente saprà cosa ha deciso lo IOM nella consultazione informale del 16 giugno, che non è ancora avvenuta mentre scrivo..

Il sito è molto bello ed umano.

Pieno di foto di clandestini che scendono dai barconi a Lampedusa, che dormono alla Centrale di Milano o alla Tiburtina di Roma. Didascalia: “oltre 100 mila migranti salvati in mare”: come se fossero stati Swing e gli ottomila suoi dipendenti a salvarli, e non   la marina italiota.

“Circa 102 mila migranti sono arrivati via mare in Europa quest’anno, secondo lo IOM. Il numero è lievemente superiore a quello raggiunto nel 2014”.

Il grande contributo dell’ambasciatore Lacy Swing, oggi direttore generale, sta in una frase che ha detto poco fa alla Conferenza dell’Asia Sud-Orientale:

“Il direttore generale dello IOM ha sfidato la comunità globale a ‘coniugare il rompicapo di un’efficace gestione delle frontiere cone le migrazioni su larga scala”.
Illuminati dalla sua sentenza le diciamo grazie, ambasciatore!  Senza di lei non ci saremmo arrivati: è proprio un rompicapo!

E’ una frase che per acutezza mentale, originalità e impegno personale sta quasi alla pari con quella del nostro presidente della Rep, già celebre per succosi moniti del genere. Grazie, ancora grazie.

Qualche suggerimento per risolvere il rompicapo no, vero?

 Ma   stimolati dalla sua alta intelligenza, il titolo del comunicato IOM che segue ci fa’ venire un’idea. Il titolo: “Lo IOM fa’ appello per la raccolta di 80 milioni di dollari onde fornire sostegno alle famiglie di profughi sparse per l’Irak. Perchè, sapete, 3 milioni di iracheni sono stati cacciati dalle loro caso da conflitti violenti”.
Quale sarà la causa di questi conflitti violenti, ambasciatore? Chissà.  

Forse il Pentagono ne sa qualcosa. Forse i sauditi, i turchi e gli americani potrebbero smettere di fornire armamento ed assistenza dal cielo al Califfato da loro foraggiato? E’ un’idea che ci è frullata per la testa così… Scusate.

Sarebbe bello sapere dall’ambasciatore Lacy Swing o da uno dei suoi ottomila apostoli, qualche informazione in più sulla enorme migrazione dall’Africa nera verso la Libia, e poi da noi. Lui che ha passato una vita in Africa da diplomatico, avrà qualche opinione sul perché essa è aumentata brutalmente – proprio dal 2008 – e con essa, aumentati gli annegamenti di massa? Una dinamica migratoria raggiunge simili picchi solo se un evento catastrofico la giustifica, come appunto guerre, carestie, genocidi. Ne sa qualcosa?   Non ci sarà per caso, in quei paesi, una certa “promozione” dell’esodo? Nella convinzione che fa’ bene all’economia globale?

Le motivazioni di una tale promozione tendono a sfuggirci. a meno che non sia nel titolo di un’altra informazione del sito:

“Sette miliardi di sogni, un solo pianeta. Consumiamo con moderazione – Giornata mondiale dell’ambiente 2015”.

Ecco qui. Siamo in troppi: sette miliardi, su un solo pianeta. Le barcate di clandestini possono convincerci meglio che siamo in troppi in questo solo pianeta, che la popolazione va’ un po’ accorciata.

Che bontà, ambassador!

Observer
                                                                                                                                                           

mercoledì 17 giugno 2015

MEMENTO DI RUTILIO SERMONTI

MEMENTO DI RUTILIO SERMONTI

( 16-06-2015 )



Rutilio è “andato avanti”

All’improvviso, senza scalpore, è morto all’età di 94 anni una delle persone più intellettualmente oneste che abbiamo mai conosciuto.
Le chiavi di lettura di tutta la sua vita sono sempre state l’onestà e la coerenza.
Coerenza nelle scelte fatte  con la ragione e con il cuore negli anni verdi della sua vita ed onestà nel portarle avanti, sempre, con fede e con costanza, anche quando il farlo comportava sacrifici e rinunce e quando tutti, intorno, dileggiavano o osteggiavano sino all’ostracismo umano e politico e sino alla calunnia, all’ingiuria ed alla persecuzione personale e giudiziaria!
Volontario nella Repubblica Sociale Italiana, ha combattuto contro i nemici della sua Patria ed in difesa di quegli ideali che egli riteneva sacrosanti per un mondo nel quale non tutto fosse mercificato e non avesse, come invece accade oggi, il cartellino del prezzo.
Sconfitto, ma non vinto, ha sempre sostenuto quegli ideali senza compromessi, senza cedimenti, senza paura ed ha sempre lottato contro tutto e contro tutti per difendere ciò in cui credeva e che era il perno attorno al quale girava tutta la sua vita.
Per questo lo hanno emarginato, lo hanno deriso, lo hanno boicottato, ma senza mai riuscire a fiaccare la sua volontà e la sua coerenza.
Da ultimo, non riuscendo a neutralizzarlo, hanno provato anche ad infangare la sua immagine tramite ridicole e fantastiche accuse giudiziarie così come è costume del potere quando non riesce a vincere sui suoi nemici!
Invano!
La sua immagine è rimasta cristallina e pulita come sempre è quella degli UOMINI che sanno agire con coerenza, buona fede  e purezza d’animo, irraggiungibile dalla pletora di omuncoli che brancolano nel verminaio della loro mediocrità e nella  miseria del loro squallore spirituale.
Noi ci inchiniamo reverenti davanti al suo catafalco consci che l’averlo conosciuto è stato un privilegio ed un onore.
Rutilio Sermonti è stato e resta per tutti noi un esempio, una guida, un traguardo!


Alessandro Mezzano



martedì 16 giugno 2015

Il mito della caverna di Platone

Secondo il mito della caverna coloro che sono privi della filosofia (i dormienti, in genere coloro che sono all'oscuro della verità) sono paragonabili ai prigionieri di una caverna (nati e cresciuti dentro questa caverna) vincolati a guardare in una sola direzione perché sono legati a terra, con una parete davanti, dietro le spalle un muro ed ancora un fuoco. Tra loro ed il muro non vi è nulla; tutto ciò che essi vedono sono le proprie ombre e quelle degli oggetti dietro di loro proiettate sul muro dalla luce del fuoco (tra loro e il fuoco vi è un muro tramite il quale a loro insaputa alcuni uomini sporgono piante oggetti e animali, la cui ombra viene proiettata sul muro di fronte i prigionieri). Inevitabilmente essi considerano queste ombre come reali e non hanno nozione degli oggetti a cui sono dovute (metafora della visione limitata nella comprensione del mondo).Infine qualcuno riesce a fuggire dalla caverna ed a vedere la luce del Sole (al contatto con la luce colui che fugge e la vede prova un forte dolore agli occhi); per la prima volta vede le cose reali e si rende conto che fino a quel momento è stato ingannato dalle ombre. Il filosofo (colui che trova la verità) sentirà che è suo dovere, verso coloro che prima erano suoi compagni di prigionia, insegnar loro la verità e mostrar loro la strada per uscire e comprendere. Ma troverà molto difficoltà nel persuaderli (perché dovrà spiegare una realtà che loro non immaginano nemmeno, che vi è una natura, il sole, il cielo, leStelle! ecc..) e sembrerà loro più stupido che non prima della fuga, ma non solo, nel caso in cui provasse a portarli fuori questi al contatto con la luce proverebbero il medesimo dolore dovuto al bagliore del sole, e rifiuterebbero l'invito ad uscire, a conoscere. Dunque capite, che la verità è qualcosa di molto scomodo per coloro che sono abituati a vivere "al buio". Quindi da coloro che illusi non riescon a vedere, il Risvegliato verrà deriso e preso per matto perché nel tentativo di spiegar loro una realtà che questi nemmeno riescono ad immaginare, non solo sembrerà goffo e stupido ai loro folli e limitati occhi, ma darà l'impressione ai prigionieri di volerli allontanare da una realtà, che per quanto falsa e ridicola, è per loro ormai abitudine, sicurezza. La realtà però è inesorabilmente il contrario ed ognuno entro questa generazione lo comprenderà a proprie spese.......



sabato 13 giugno 2015

Il piano Kalergi: il genocidio dei popoli europei



Il piano Kalergi: il genocidio dei popoli europei



L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda  multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
LA PANEUROPA
Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea fu anche colui che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora l’esistenza, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea.[1]
Nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale.
Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, grazie ad una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti.

L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.
«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura  eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità. [2]
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa.
I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht. Kalergi, sconosciuto all’opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo.
La novità del suo piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l’incapacità e l’instabilità, garantiscano la tolleranza e l’accettazione di quella “razza nobile”. [3]
DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea. La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.

La Società Europea Coudenhove-Kalergi ha assegnato alla Cancelliera Federale Angela Merkel il Premio europeo nel 2010

Il 16 novembre 2012 è stato conferito al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un convegno speciale svoltosi a Vienna per celebrare i novant’anni del movimento paneuropeo. Alla sue spalle compare il simbolo dell’unione paneuropea: una croce rossa che sovrasta il sole dorato, simbolo che era stato l’insegna dei Rosacroce.
L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea. Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio, gennaio 2000, nel rapporto della “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento, l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie. È altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa. L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione  etnica, storica e culturale. In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l‘immigrazione di massa. G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS), dimosta di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:
 «Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle  nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale» [4]
CONCLUSIONE
Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato. Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”. Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica.
I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori. È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico.
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NOTE:
[1] Tra i suoi seguaci della prima ora si incontrano i politici cechi Masarik e Benes, così come il banchiere Max Warburg che ha messo a sua disposizione i primi 60.000 marchi. Il cancelliere austriaco Monsignor Ignaz Seipel e il successivo presidente austriaco Karl Renner si incaricarono successivamente di guidare il movimento Paneuropa. Kalergi stesso indicava che alti politici francesi approvavano il suo movimento per reprimere la ripresa della Germania. Così il primo ministro francese Edouard Herriot e il suo governo, come i leaders britannici di tutti gli ambiti politici e, tra loro, il redattore capo del Times, Noel Baker, caddero nelle macchinazioni di questo cospiratore. Infine riuscì ad attrarre Winston Churchill. Nello stesso anno, quello che più tardi si trasformerà nel genocida ceco di 300.000 tedeschi dei Sudeti, Edvard Benes, fu nominato presidente onorario. Egli ha finora quasi disconosciuto Kalergi, ma negoziava anche con Mussolini per restringere il diritto di autodeterminazione degli austriaci e favorire ancora di più le nazioni vittoriose, ma fallì. Nell’interminabile lista degli alti politici del XX secolo, c’è da menzionare particolarmente Konrad Adenauer, l’ex ministro della giustizia spagnolo, Rios, e John Foster Dulles (EEUU). Senza rispettare i fondamenti della democrazia e con l’aiuto del New York Times e del New York Herald Tribune, Kalergi presentò al Congresso Americano il suo piano. Il suo disprezzo per il governo popolare lo manifestò in una frase del 1966, nella quale ricorda la sua attività del dopoguerra: << I successivi cinque anni del movimento Paneuropeo furono dedicati principalmente a questa meta: con la mobilitazione dei parlamenti si trattava di forzare i governi a costruire la Paneuropa >>. Aiutato da Robert Schuman, ministro degli esteri francese, Kalergi riesce a togliere al popolo tedesco la gestione della sua produzione dell’acciaio, ferro e carbone e la trasferisce a sovranità sovranazionale, ossia antidemocratica. Appaiono altri nomi: De Gasperi, il traditore dell’autodeterminazione dei tirolesi del sud, e Spaak, il leader socialista belga. Finge di voler stabilire la pace tra il popolo tedesco e quello francese, attraverso gli eredi di Clemenceau, quelli che idearono il piano genocida di Versailles. E negli anni venti sceglie il colore azzurro per la bandiera dell’Unione Europea. Il ruolo guida di Kalergi nella creazione dell’Europa multiculturale e nella restrizione del potere esecutivo dei parlamenti e dei governi, è evidente ai giorni nostri, e si palesa col conferimento del premio “Coudenhove Kalergi” dal cancelliere Helmut Kohl come ringraziamento per seguire questo piano, così come l’elogio e l’adulazione del potente personaggio da parte del massone e polito europeo il primo ministro del Lussemburgo, Junker. Nel 1928 si aggiunsero celebri politici e massoni francesi: Leon Blum (più tardi primo ministro), Aristide Briand, E. M. Herriot, Loucheur. Tra i suoi associati si incontrava gente molto diversa come lo scrittore Thomas Mann e il figlio del Kaiser, Otto d’Asburgo.  Tra i suoi promotori, a parte i già menzionati Benes, Masarik e la banca Warburg, si incontrava anche il massone Churchill, la CIA, la loggia massonica B’nai B’rith, il “New York Times” e tutta la stampa americana. Kalergi fu il primo a cui fu assegnato il premio Carlomagno nella località di Aachen; e quando lo ricevette Adenauer, Kalergi era presente. Nel 1966 mantiene i contatti con i suoi collaboratori più importanti. Tutti coloro che sono stati insigniti di questo premio fanno parte del circolo di Kalergi e della massoneria, o si sforzarono di rappresentare gli interessi degli USA in Germania. Nell’anno 1948 Kalergi riesce a convertire il “Congresso degli europarlamentari” di Interlaken in uno strumento per obbligare i governi a tornare a occuparsi della “questione europea”, vale a dire, a realizzare il suo piano. Proprio allora si fonda il Consiglio europeo e in cima alla delegazione tedesca troviamo Konrad Adenauer appoggiato dalla CIA.
(Gerd Honsik, “Il Piano Kalergi”)
[2] Kalergi, Praktischer Idealismus
[3] Honsik, op.cit.
[4] «USA Magazine», 12/08/1955
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giovedì 11 giugno 2015

CORTINA DI FERRO PER I PENSIONATI

CORTINA DI FERRO PER I PENSIONATI



Questa sera a Ballarò, Zanetti Enrico, segretario nazionale di Scelta Civica e sottosegretario al ministero dell’economia e finanze del governo Renzi, tra le altre stupidaggini ha detto che non è possibile lasciare che i nostri pensionati  che incassano la pensione dall’Italia, vadano a vivere all’estero, magari in Ungheria perché là la vita costa di meno, a scapito dei consumi del loro Paese..”
Ha ragione!
Ma come si permettono questi pensionati, solo perché qui il costo della vita non permette loro di fare la spesa per tutto il mese di lasciare casa e affetti e di andare a spendere i loro soldi all’estero?
Il governo dovrebbe innalzare una “cortina di ferro” per i pensionati, con un muro e con filo spinato e Vopos armati che sparano sui pensionati che vogliono fuggire..!!
Così si difende la democrazia e la DDR insegna…!!
E a uno così gli fanno fare il sottosegretario anziché mandarlo a zappare o a pascolare le pecore..??!!

Alessandro Mezzano

 

mercoledì 10 giugno 2015

POGGIO MIRTETO , 10 GIUGNO 1944 : QUANDO LA STRAGE BRITANNICA DIVENTA NAZISTA

POGGIO MIRTETO , 10 GIUGNO 1944 : QUANDO LA STRAGE BRITANNICA DIVENTA NAZISTA



Quando una strage britannica diventa “ nazista” in ossequio al politicamente corretto – >La strage di Poggio Mirteto del 10 giugno 1944 - Chi ha paura della verità ?
Di Claudio Cantelmo


San Miniato, in provincia di Pisa, è stato per mezzo secolo un tempio dell’antifascismo, quei mausolei “naturali” che, per essere stati oggetto di una strage tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, si sono prestati alla speculazione dei partiti dell’arco costituzionale ed essere, di conseguenza, elevati a fabbriche di odio antifascista permanente. Quei luoghi sacri agli istituti della Resistenza (immaginaria) e alle associazioni dei partigiani (del dopo la guerra, ovviamente), davanti ai quali, a scadenze prestabilite, si riuniscono obbligatoriamente tutti gli studenti del circondario per ascoltare il verbo dei politici di professione, tutti uniti a tramandare, di generazione in generazione, l’odio contro i nazisti e i fascisti. Anche i fratelli Taviani si sono sentiti in dovere di contribuire alla diffusione della “buona novella” con un famoso lungometraggio sulla strage “nazista” di San Miniato, La notte di San Lorenzo (1982): tutto l’apparato della Repubblica Italiana, dalla destra nazionale alla sinistra extra-parlamentare, aveva offerto il suo “agnello sacrificale” – ricevendo ovviamente in cambio alti riconoscimenti economici e politici – al mito della “liberazione”.

Ma il crollo del muro di Berlino, la scomparsa del comunismo, ha provocato la frana di tanti miti resistenziali, seppelliti dal peso della loro stessa menzogna. E così, a San Miniato, quel mormorio “fascista” che strisciava per le vie del paese si è fatto sempre più forte, fino ad esplodere con effetti drammatici. E allora, anche chi per decenni aveva – dietro congruo compenso – diffuso odio in nome dell’antifascismo di professione, ha dovuto ammettere che a San Miniato c’era stato un piccolo errore di valutazione. Sì, quel giorno, ad uccidere quei poveri innocenti – di cui nessuno, tra l’latro, si era mai interessato, se non per sfruttarne la morte sull’altare dell’antifascismo – non erano stati i Germanici, ma gli Statunitensi. Ma perché indignarsi tanto? Il “male assoluto” era pur sempre il “male assoluto”, una piccola bugia a fin di bene era sempre preferibile… alla verità.

Il lettore si domanderà cosa c’entra San Miniato con la provincia di Rieti. Ebbene, sembra che anche questa provincia italiana, un tempo della Repubblica Sociale Italiana, abbia la sua piccola San Miniato “irredenta”, dove una strage compiuta dai Britannici è da sempre stata attribuita ai Germanici, per poterne sfruttare l’orrore in nome dell’odio e dell’unità antifascista.


Quel 10 Giugno 1944, mentre le truppe dell’Impero inglese avanzavano lungo la Salaria, senza per altro incontrare resistenza, Poggio Mirteto viveva l’ansia dei “grandi giorni”. I fascisti e il grosso delle unità tedesche avevano lasciato la provincia di Rieti da alcuni giorni, in tutta tranquillità, senza essere disturbati da nessuno. Di partigiani neppure l’ombra, solo qualche mitragliamento aereo anglo-americano aveva impensierito la lunga marcia verso il Nord, dove si sarebbe continuata la battaglia per la libertà e l’onore d’Italia. Quel 10 Giugno, solo alcuni piccoli reparti germanici rimanevano in zona, per gli ultimi preparativi. Contro queste unità si accanì l’aviazione anglo-americana e le artiglierie britanniche, intenzionate a radere al suolo qualsiasi cosa si frapponesse alle truppe in marcia, fossero semplici casali di campagna, fossero piccoli paesi di montagna. E prima dell’arrivo delle truppe, un’ultima azione di “bonifica” a suon di mortai. Nessun combattimento a viso aperto si voleva coi Germanici. Difficile sconfiggerli solo con i Fanti, anche se in rapporto di uno a dieci. E così, alla vista di Poggio Mirteto, importante centro reatino, dotato fino a qualche giorno prima anche di un forte ed efficiente Presidio della Guardia Nazionale Repubblicana, gli Inglesi – nel timore fossero presenti ancora unità nemiche – decisero di  “spazzolarlo” con i mortai, prima dell’entrata delle truppe. La sorte volle che diversi paesani stessero saccheggiando un magazzino viveri quando avvenne l’attacco contro i nemici immaginari: e fu strage. Un eccidio che fu un trauma per tutti coloro che credevano fosse finalmente finita la guerra e le sofferenze. Una beffa mostruosa che pregiudicava anche la mitologia della “liberazione”: come far diventare un crimine di guerra commesso dai “liberatori” in una festa politica? Il trauma psicologico e le necessità politiche imposero la rimozione della realtà storica e quella che era solo una delle tanti stragi dei “liberatori di schiavi”, divenne come per magia, un eccidio “nazi-fascista”, con tanto di lapide ricordo, con tanto di manifestazioni di cordoglio, con tanto di scolaresche schierate a sentire i sermoni dei Professoroni antifascisti (pagati con i soldi dello Stato, ovviamente).

«A 70 anni da questo drammatico evento di sangue – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Responsabile culturale del Comitato Pro 70° Anniversario della RSI in Provincia di Rieti – c’è chi ancora tenta di speculare politicamente parlando di una “strage tedesca”. Le risultanze storiche, la logica, un’analisi indipendente priva della distorsione ideologica dei fatti in questione, però, pone seri dubbi su questa etichetta. Siamo dell’avviso che i soli responsabili del massacro di Poggio Mirteto siano i Britannici che, come al solito, preferirono aprirsi la strada con l’aviazione, le artiglierie e i mortai, nel costante timore di dover affrontare a viso aperto i reparti germanici sul campo di battaglia. Abbiamo chiesto al Sindaco di modificare la lapide politica che nella piazza centrale del paese ricorda il drammatico evento attribuendolo ai Tedeschi. Volevamo organizzare insieme una manifestazione in ricordo delle vittime di quel crimine di guerra, senza più speculazioni politiche, in modo che – finalmente – si potesse rendere un omaggio disinteressato ai dimenticati di quel giorno, “liberarli” dalla falsità e rendere loro giustizia. Dalla risposta avremmo espresso un giudizio morale nei suoi confronti. Il lungo silenzio faccia esprimere questo giudizio all’intera cittadinanza».

Leonessa, 8 Giugno 2014  -- BLOG AVV. E. LONGO

Claudio Cantelmo

Ufficio StampaComitato Pro 70° Anniversariodella RSI in Provincia di Rieti