sabato 30 luglio 2016

"USI OBBEDIR TACENDO"...A RADIO TIRANAUNO!!

...e tacendo andare in pensione od uscire dalla Rai,aggiungo io che da anni segnalo l'equivoco comportamento dei conduttori di Radiouno in materia di informazione (specie politica e sociale).
Loro,i signori e padroni dell' etere..,quelli che avendo il microfono in mano scelgono da sempre chi imporre agli ascoltatori secondo personali ed insindacabili scelte..,"non vedono,non sentono e (soprattutto) non parlano" su quanto avviene (da sempre) in casa Rai a spese dei contribuenti italiani.
Lo scandalo degli "stipendi d'oro" di Viale Mazzini è solo di pochi giorni fa, oramai lo conoscono tutti...tranne i giornalisti radiotelevisivi (io,per mia conoscenza, mi limito ai signori della radio).
Ma come,questi signori (e signore) che,giorno per giorno ed ora per ora, ci hanno impartito in diretta lezioni di etica e comportamenti morali su tutto e tutti (specie le pubbliche amministrazioni) non sapevano nulla su quanto accadeva a casa loro ??
Che giornalisti d'inchiesta e di informazione sono ??
Strano,sospetto pure sui famigerati "esperti" visto che le "consulenze" Rai per superare il tetto retributivo dei 240.000 euro annui sono pure esse in discussione.
94 stipendi tra tra i 200.000 ed i 650.000 euro l'anno sono "sfuggiti" alla attenzione dei solerti ed acuti "fustigatori" di costumi e scandali altrui...ed io pago (obbligatoriamente ed in bolletta) !!
Risulta pure che il "Capo dei capi" (non mafioso,ma solo della struttura Rai), il signor Dall'Orto, abbia emanato il solito ordine ai dipendenti "di non parlare con estranei alla azienda"....
Incompetente,oltreché miracolato dai 650.000 euro che gli piovono addosso,...non conosce neppure i suoi polli (giornalisti e/o conduttori) !!
Questi "non c'erano e se c'erano..dormivano".

Grazie per l'attenzione
Vincenzo Mannello
                                                                                                                                                   

mercoledì 27 luglio 2016

LA STRATEGIA DELL'IGNORANZA


 

 

 

 

La strategia dell’ignoranza


Che la nostra società sia costituita da una massa informe di persone pronte ad imitare atteggiamenti e modi dei trascinatori non è cosa nuova, eppure dal dopoguerra in special modo negli ultimi decenni con l’emergere della comunicazione mediata da computer, la cultura ha subito un danno senza precedenti causata da un eccesso di informazioni che impedisce di selezionare e di riflettere con la giusta dose di comprensione, critica e preparazione.
La perdita del valore pubblico o meglio l’epidemica “ignoranza popolare” sta prendendo pieno possesso delle nuove tecnologie. Una realtà scoraggiante dalla quale emerge un popolo superficiale che della propria ignoranza non solo non si vergogna ma si vanta con assoluta noncuranza.
Una volta si chiamavano “discorsi da bar”, oggi con l’avvento della rete sociale virtuale che intrappola in una realtà fittizia milioni di cervelli altrimenti addormentati in un’apatia senza precedenti, questi discorsi trovano un riscontro ben più ampio e purtroppo maggiormente dannoso. Persone chiuse nella propria realtà quotidiana che nella condivisione semplificata della rete trovano spazio e consenso.
Se una volta si scendeva al bar sotto casa per intraprendere un dibattito sul mancato rigore concesso alla squadra del cuore, tra un caffè e un amaro, un’occhiata alla televisione accesa ed uno al giornale lasciato aperto sul bancone, oggi basta poltrire davanti ad un computer, digitare qualche parola sconnessa per veder rimbalzare le proprie opinioni ovunque nel mondo della rete. Che si parli di calcio o di politica poco importa, l’importante è dire ciò che si pensa, in una realtà in cui l’atto stesso del pensare è divenuto accessorio non indispensabile, tutto viene legittimato dall’uso indiscriminato della rete che nella piena libertà individuale pone le sue basi.
Per quanto lo spirito critico – come atteggiamento riflessivo essenziale per capire in profondità la società – sia cosa apprezzabile, i discorsi da bar avevano il pregio di intrappolare dentro quattro mura le convinzioni e i risentimenti personali spesso e volentieri di bassa lega. Nel mondo della rete invece la patetica messa in scena di insulti, denigrazioni e offese hanno la possibilità di vedere accrescere il proprio valore con una semplice influenza di maggior “mi piace”.
In un contesto in cui tutto si pubblica senza troppe difficoltà e senza filtro, la quantità di informazioni che la rete distribuisce indiscriminatamente alimenta un problema in termini di giudizio critico qualitativo. Se i discorsi da bar si esaurivano con l’ultimo sorso di caffè, oggi le opinioni, amplificate dalle reti sociali vengono protette e legittimate dalla cosidetta libertà di espressione, libertà che autorizza a censurare commenti o riflessioni contrarie all’opinione di cento voci uguali che ripetono acriticamente la dottrina del capo di turno.
Nell’insoddisfazione generale trovare un capro espiatorio comune risulta assai vantaggioso e soddisfacente. Ecco che allora la comunicazione libera diventa libera distruzione di massa cerebrale, dove l’individuo pensante viene emarginato e sbeffeggiato e dove la realtà viene liberamente e democraticamente capovolta e invertita a seconda dell’umore dei commentatori.
Il sempre maggior malessere della popolazione ristagna in un avvilente immobilismo interrotto solo dal florilegio di aggressività, frustrazioni e volgare conformismo che spesso e volentieri viene scagliato verso il bersaglio sbagliato. Un esempio attualissimo è la massiccia denigrazione degli immigrati, che senza ombra di razzismo (per carità!) vengono definiti di volta in volta zoticoni, incivili, delinquenti da chi razzista non è ma….
Ogni punto di vista è legittimo fintanto non si discosti dai principi liberali e democratici imposti liberamente e democraticamente dalla massa di esperti della rete.
Inutile ironizzare ulteriormente su questi paladini della giustizia democratica, esenti da responsabilità (i colpevoli sono sempre gli altri neanche a dirlo..), il problema centrale infatti risiede nell’uso negativo di questo potentissimo strumento, la rete, come veicolo di una delle maggiori patologie contagiose del nostro secolo: l’ignoranza.
E dopo il razzismo non razzista ben venga lo storico improvvisato a spiegare cosa sia il fascismo, il teologo di turno pronto a giudicare le religioni, lo psicologo mancato pronto a denunciare problemi psicologici e comportamentali. Nel mondo illusorio della rete tutto è possibile, tutti protagonisti di una realtà che annulla la meritocrazia in nome di un livellamento democratico che nella diversità trova il suo nemico naturale da abbattere. Tutti maesti, scienziati, storici, dottori, tutti in grado di fornire risposte scientifiche occulate. Studiare? Perchè sacrificarsi sopra i libri quando gli insegnamenti vengono decretati dalle voci incontrollate che circolano nella rete?
È in atto una vera e propria strategia dell’ignoranza, uno svuotamento della cultura e delle conoscenze di base, un’attività di dominio sugli altri che nasconde una volontà precisa di non far sapere e vedere. Il disorientamento generale è ormai evidente, il controllo è quasi totale. Persi nel mondo illusorio della rete la realtà inizia a farsi nebulosa e sempre più lontana. Come disse Ippocrate “Esistono soltanto due cose: scienza ed opinione; la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza.”
Dall’ignoranza nasce l’ingiustizia e l’arroganza del potere. Guarire da questa involuzione e decadenza civile è necessario, partendo da una pulizia interiore e da un’educazione integrale dell’uomo è possibile recuperare quanto abbiamo perso. Noi crediamo sia possibile ed eticamente necessario un cambio di rotta, una presa di coscienza indispensabile per difendere la nostra esistenza come essere umani. Nel nostro piccolo continueremo imperterriti ad incentivare una sana conoscenza della storia perchè convinti che senza formazione non sarà possibile intervenire. L’Italia per rinascere deve ripartire da qui, perchè per essere consapevoli e reagire occorre capire, conoscere e riflettere autonomamente.
La cultura dunque come punto di partenza, noi fascisti oggi come ieri rinneghiamo questa cultura dell’ignoranza, consci che solo una rivoluzione totale dell’uomo possa portare ad un reale cambiamento:
Il Fascismo, che non ha aspettato, per diventare rivoluzionario, l’anno 1921 (secondo una tesi cara all’on. Ivanoe Bonomi) è nato precisamente da un rivoluzionario gesto di rifiuto della cultura che lo precedette nella pratica e nei metodi di governo delle vecchie classi dirigenti.
Rifiutare la cultura del secolo XIX° non significa votarsi all’ignoranza, non significa neppure rifiutare in blocco un periodo storico determinato e risalire a ritroso il corso della tradizione.
Significa molto più semplicemente, mettere la propria intelligenza in condizioni di comprendere con immediatezza le cose, ossia di ricomprenderle, di rivalutarle. […]Il Fascismo è una rivoluzione di intellettuali. Dirò più esplicitamente: è una rivoluzione intellettuale. (1)
1) Giuseppe Bottai in una conferenza pronunciata a Roma il 27 marzo 1924

domenica 24 luglio 2016

Ecco chi “esporta la democrazia” …Questa è l’America !!

Ecco chi “esporta la democrazia” …Questa è l’America !!

guerra_morte

L’AMERICA ha da sempre esportato democrazia…
Mi sembra giusto riconoscerle questo merito elencando, per
difetto, le modalità usate.

BOMBARDAMENTI
Cina 1945-6
Corea 1950-3 (Guerra di Corea)
Guatemala 1954
Indonesia 1958
Cuba 1959-61
Guatemala 1960
Vietnam 1961-73
Congo 1964                                          
Laos 1964-73
Perù 1965
Cambogia 1969-70
Guatemala 1967-69
Grenada 1983
Libano 1983-84
Libia 1986
El Salvador anni ‘80
Nicaragua anni ‘80
Iran 1987
Panama 1989
Iraq 1991-2002
Kuwait 1991
Somalia 1993
Bosnia 1994-5
Sudan 1998
Afghanistan 1998
Jugoslavia 1999
Afghanistan 2001-200?
Iraq 2003-200?

UTILIZZO ARMI NON CONVENZIONALI
Uranio impoverito utilizzo nella guerra del Golfo 1991 e in
Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001-200?
Bombe a grappolo utilizzo in Laos 1965-73, Vietnam 1961-73,
Cambogia 1969-70, Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001-200?,
Iraq 2003-200?

AGGRESSIONE CHIMICHE E BATTERIOLOGICHE
Cina e Corea anni ‘50 attacco batteriologico, bombardamenti
con napalm
Corea anni ‘60 cospargimento dell’erbicida diossinico
Agente Orange
Vietnam anni ‘60-70 cospargimento dell’erbicida diossinico
Agente Orange, bombardamenti con Napalm
Laos anni ‘70 utilizzo del gas nervino Sarin (CBU-15 o GB)
Panama anni ‘40-’90 svariati test di Agent Orange, Iprite, VX,
Sarin, Cianuro di Idrogeno e altri gas nervini ed erbicida

APPOGGIO AD AGGRESSIONI CHIMICHE E BATTERIOLOGICHE
Egitto anni ‘60 addestramento e supporto all’attacco con gas
venefici sullo Yemen
Sudafrica anni ‘70 addestramento e supporto
Iraq 1984-89 addestramento ed esportazione dei progetti e
delle attrezzature necessarie a produrre virus e batteri
e installarli su testate missilistiche, nonchè degli stessi
virus e batteri Bacillus Antracis (Antrace), Clostridium
Botulinum (Botulino), Hitoplasma Capsulatum, Brucella
Melitensis, Clostridium Perfringens , Clostridium Tetani (Tetano)
TORTURA
Grecia anni ‘40-’70 CIA: addestramento e attrezzature per la tortura
Iran anni ‘50-’79 CIA: costituzione e addestramento alla tortura del SAVAK (servizio segreto)
Germania anni ‘50 tortura direttamente praticata dalla CIA
Vietnam anni ‘60-’70 tortura direttamente praticata dalla CIA e dall’Esercito
Bolivia 1967 CIA: supervisione e addestramento
Uruguay anni ‘60-’70 CIA e Agenzia internazionale per lo sviluppo: addestramento
Brasile anni ‘60 CIA e Agenzia internazionale per lo sviluppo: addestramento
Guatemala anni ‘60-’90 CIA: addestramento e attrezzature
El Salvador anni ‘80 CIA: addestramento e attrezzature
Honduras anni ‘80 CIA ed Esercito: addestramento, attrezzature e ‘operatività’
Panama anni ‘90 tortura direttamente praticata dall’Esercito USA
SOVVERTIMENTO DELLE ELEZIONI IN PAESI STRANIERI
Filippine anni ‘50
Libano anni ‘50
Indonesia 1955
Vietnam 1955
Guyana 1953-64
Giappone 1958-anni ‘70
Nepal 1959
Laos 1960
Brasile 1962
Repubblica Dominicana 1962
Guatemala 1963
Bolivia 1966
Cile 1964
Portogallo 1975
Giamaica 1976
Panama 1984, 1989
Nicaragua 1984, 1990
Haiti 1987-88
Bulgaria 1990-91
Albania 1991-92
Russia 1996
Mongolia 1996
Bosnia 1998
Australia 1974

NON DIMENTICHIAMO L’INGERENZA IN PAESI STRANIERI
(Fonte:Jacopo Barbarito

                                                                                                                                                     

venerdì 22 luglio 2016

SONO ASSASSINI,IN NOME DELLA DEMOCRAZIA...



Sono assassini, o in nome della democrazia possono massacrare chi vogliono?

di Giuseppe Righetti

Tony Blair George - G. W. Bush - Nicolas Sarkosy

I pianti di vergogna. In tanta bassezza ed orrore morale dei governi occidentali che si coinvolgono in questi sporchi giochi con criminali e formazioni delinquenziali o jihadiste, brilla per nettezza il saluto del presidente Assad ai morti francesi: “Parigi prova adesso quel che i siriani provano da cinque anni”.

E poi: “Ipocriti, chiamate ‘terroristi’ quelli che colpiscono voi, e ‘ribelli moderati’ quando colpiscono noi”.

La “guerra al terrorismo” ha prodotto almeno 13 milioni di morti fra Iraq, Afghanistan e Pakistan: crimini contro l’umanità che restano impuniti e a cui abbiamo preso parte anche noi.

Laurent Fabius, il ministro degli esteri di Hollande, nel dicembre 2012 si rifiutò che fosse messa nella lista delle formazioni terroriste Al-Nusrah (ossia Al Qaeda in Siria) con la motivazione che “sul terreno, fanno un buon lavoro” (uccidendo i soldati siriani e, en passant, cristiani, donne, bambini…). Ora piange?

Nell’agosto 2014, Le Monde ha rivelato che Hollande aveva dato ordini ai servizi francesi di consegnare clandestinamente armi da guerra ai ribelli in Siria, contro le norme internazionali che mettevano l’embargo su simili consegne. E ora piange? I francesi sono i maggiori artefici di quanto sta succedendo in Europa.
 
Nicolas Sarkosy - Nell'intervista esclusiva a il Giornale del 15/03/2011, l'ultima alla stampa italiana, prima di venire catturato e linciato pochi mesi dopo, Gheddafi aveva ribadito che senza il suo regime «il Mediterraneo diventerà un mare di caos». E mandava a dire al governo italiano guidato da Berlusconi: «Sono scioccato dall'atteggiamento dei miei amici europei. In questa maniera hanno messo in pericolo e danneggiato una serie di grandi accordi sulla sicurezza, nel loro interesse e la cooperazione economica che avevamo».

Alcuni giorni prima aveva detto al giornalista francese Laurent Valdiguié del Journal du Dimanche. «La situazione è grave per tutto l'Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo?». «Che voi sareste le prime vittime, avreste milioni di immigrati illegali, i terroristi salterebbero dalle spiagge di Tripoli verso Lampedusa e la Sicilia. Sarebbe un incubo per l'Italia, svegliatevi!».

¾ Il documento che attesta l’accordo per un ingente contributo finanziario di Gheddafi alla campagna di Nicolas Sarkozy per le presidenziali del 2007 è autentico. Lo dice la perizia consegnata negli scorsi giorni al tribunale di Parigi (da Il Fatto Quotidiano).

¾ Gheddafi stava predisponendo un accordo con la maggior parte dei leader africani, per la costruzione e la messa in orbita di un satellite per l’Africa, di proprietà dei paesi africani, capace di coprire sia la trasmissione telefonica e televisiva, sia la diffusione di internet. Il tutto a danno degli interessi occidentali, specie americani.

¾ Gheddafi voleva ottenere l’indipendenza finanziaria del continente con la costituzione della Banca Centrale Africana, con sede in Nigeria, avente lo scopo di creare una moneta indipendente ed il Fondo Monetario Africano con sede in Camerun, con lo scopo di concedere prestiti agli stati africani a condizioni molto più convenienti di quelle del FMI.

Ora, viene da chiedersi: la Francia ha fatto la guerra in Libia e massacrato Gheddafi per prendersi il petrolio italiano o per evitare che il colonnello libico rendesse pubblico il finanziamento, per non perdere il potere finanziario a favore di una moneta africana?

Bruxelles. L’11/02/2016, al quartier generale della Nato, il capo del Pentagono ha convocato i colleghi ministri della Difesa di 49 paesi. Scopo: discutere una invasione terrestre della Siria. Non per combattere l’Isis, ma per cacciare Assad!

La notizia è stata taciuta da tutti i media europei. Unica eccezione, il britannico Guardian, da cui si apprendono le poche cose che son filtrate.

Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati (ecco i nostri alleati) si son detti pronti a fornire truppe di terra sostenute da 50 teste di cuoio Usa, fino  all’intervento su grande scala attraverso la Turchia, per creare un santuario per i ribelli  che combattono contro Assad e il suo regime.

La rapidità dell’avanzata delle truppe governative sostenute dai bombardamenti aerei russi nel Nord della Siria e dalle milizie appoggiate dall’Iran, ha preso la coalizione  americana di sorpresa”, scriveva il Guardian. Ecco il motivo della riunione.

Non sono bastate le esperienze di Iraq (assassinato Saddam Hussein) e della Libia (assassinato Gheddafi). Gli americani hanno molte armi da vendere.

E gli Europei sono solo capaci di piangere (o fingere di piangere) i morti.

Iraq. Secondo la commissione inglese, guidata da Sir John Chilcot, la guerra della Gran Bretagna al fianco degli Usa nel 2003 non era necessaria. Blair presentò prove "inesatte" sulle armi chimiche. "La guerra alimentò il terrorismo"

Inoltre, il presidente della Commissione ha accusato il governo allora guidato da Tony Blair di aver sottovalutato le possibili conseguenze del conflitto. "Se la guerra - ha detto - fosse stata giusta il Regno Unito avrebbe potuto essere (e dovuto essere) più preparato per gli accadimenti che seguirono", nonostante Blair fosse "stato messo in guardia con espliciti avvertimenti che un'azione militare avrebbe aumentato la minaccia di al-Qaeda al Regno Unito e agli interessi britannici. Era stato anche avvertito che un'invasione avrebbe potuto far finire le armi e le capacità militari irachene nelle mani dei terroristi". In poche parole, insomma, la guerra a Saddam non fece altro che alimentare il terrorismo, assicurando loro le armi. E questo il Regno Unito lo sapeva.

Ma già il 22/11/2011 a Kuala Lumpur in Malesia, fu intentato un processo per crimini di guerra. Sul banco degli imputati: l’ex presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, e l’ex premier britannico Tony Blair.

I due sono accusati di "crimini contro la pace in Iraq e crimini di guerra e torture", in quanto l'occupazione dell'Iraq ha violato le disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, della Convenzione di Ginevra (1949) e della Convenzione contro le torture (1984).

Gli Stati Uniti, simbolo della democrazia occidentale, sono stati in guerra il 93% del tempo, dalla loro creazione nel 1776.  Nei 240 anni della loro esistenza in 219 anni sono stati in guerra solo in 21 anni sono stati in pace.

Eppure ci sono ancora alcuni nord americani che si chiedono: "Perché tutte queste persone nel mondo ci odiano?"

Il grave è che ora sono odiati anche i loro servi europei.

E in Italia? Chi ha inneggiato all’Isis?


Da Il Fatto Quotidiano (28 marzo 2012).


Chi spiega a Bersani che i liberatori a cui inneggiava sono gli stessi che compiono massacri in Europa? Eccolo in Piazza del Pantheon a Roma contro Assad. Era stato appena massacrato Gheddafi ed esposto vergognosamente in un capannone .... ed il PD era entusiasta di ripetere con Assad lo stesso ...

Anche il PD è andato in Francia a piangere?
 



TI SEI ACCORTO? L’EUROPA É SOLO CAPACE DI PIANGERE!

E tu, sei tra quelli che l’hanno ridotta così?

                                                                                                                                                      

martedì 19 luglio 2016

E' l'Europa la nuova Babilonia?

E' l'Europa la nuova Babilonia?

aymon de albatrus

“3 Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. 4 La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d’oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. 5 Sulla sua fronte era scritto un nome: «Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra». 6 E vidi la donna ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesú. E, quando la vidi, mi meravigliai di grande meraviglia.” (Apo 17:3-6)

E' l'Europa la donna di Apocalisse?  Le Profezie in Daniele 2 e 7 indicano che qualcosa assomigliante al vecchio il Santo Romano Impero sarà la forza dominante nel mondo al ritorno del Signore. Mettendo assieme Daniele e Apocalisse tante interpretazioni indicano che l'Europa è una forte candidata per soddisfare questo ruolo. Certamente se mettiamo assieme i tanti simboli associati con Europa Unita (EU) è difficile non apprezzare le associazioni.  Qui presentiamo qualcuno di questi simbolismi.
La Bandiera:
La bandiera EU consiste di 12 stelle, ispirate dall'aureola di 12 stelle che sono attorno alla testa della Madonna in statue e dipinti Cattolici.  Un precedente segretario generale del Concilio d'Europa, Leon Marchal, affermò che le stelle erano quelle della "donna di Apocalisse".  Entusiasticamente spiegò: "E' meraviglioso che siamo ritornati all'introduzione della nuova Messa dell'Assunzione  E' la corona stellartum duodecim (corona di dodici stelle) della donna di Apocalisse". Questa è una referenza alla donna di Apocalisse 12 che appare con una corona di 12 stelle.  Sebbene questa donna rappresenti Israele, la Chiesa Cattolica ha sempre preteso che rappresentasse la vergine Maria, "la madre di dio".
La EU, che ha 25 membri nazioni, ha confermato che il numero di stelle rimarrà sempre 12, questo indica che le stella non rappresentano le nazioni.  Il numero rimarrà 12 indipendentemente di quante nazioni entreranno nella EU.
L'Inno Europeo.
Il nuovo inno dell'Europa è "Ode di Gioia" Che è il preludio all'ultimo movimento della nona sinfonia di Beethoven.  Ufficialmente l'inno è "Ode di Gioia" ma in realtà è ritenuto come "Ode alla Libertà" nel senso di comunità e pace fra Lev 25 nazioni che hanno deciso di unirsi assieme e la altre che decideranno lo stesso.
Da notarsi che "Ode di Gioia" non è poi tanto innocente come la gente crede.  Le liriche, di un'uomo chiamato Friedrich von Schiller, si riferiscono all'entrata di un santuario di una dea pagana e l'unire tutti gli uomini in fratellanza attraverso la magia. Infatti, l'Europa sta abbandonando velocemente il Cristianesimo e muovendosi a grande velocità verso una società pagana guardando sempre più alla magia, il suo inno è proprio adatto. Anche la proposta Costituzione ha deliberatamente fatto nessuna referenza a Dio, così negando il suo fondamento sulla Cristianità.
La costituzione dell'EU non fa nemmeno menzione del Cristianesimo come eredità culturale dell'Europa, mentre allo stesso tempo, include ampie referenze alle civiltà Greche e Romane, alla eredità filosofica dell'illuminismo.  I rappresentanti del governo dell'EU giustificano questo pensiero revisionistico della storia nel pretendere che qualsiasi menzione dei valori Cristiani darebbe fastidio alla popolazione Mussulmana in Europa.  Ma è una scusa che non sta in piedi e non convince nessuno. Pensate un po', forse qualche stato Mussulmano eviterebbe di menzionare l'Islam nella propria costituzione se questo offenderebbe le sensitività dei Cristiani che vivono fra di loro? Che scusa patetica, la verità è che questi pagani vogliono sbarazzarsi del Cristianesimo.
Qui vediamo un moneta Italiana commemorativa di euro raffigurante Europa sulla bestia tenendo in mano una penna e la costituzione dell'Europa. Chiaramente significando che la costituzione europea non è data da Dio ma da una dea pagana, più chiaro di cosi non se po'. 
La donna che cavalca le bestia
Un'altra cosa rivelante viene usata in congiunzione con l'EU è quella di Apocalisse 17 dove la "madre delle meretrici" è presentata cavalcando una bestia. Questo simbolo è usato per rappresentare l'EU.  Per esempio, per commemorare le prima elezioni al Parlamento Europeo nel 1979, la Gran Bretagna pubblicò un francobollo raffigurante un disegno di una donna su una bestia.
Naturalmente questa rappresenta la mitica Europa: nella mitologia Greca, secondo la leggenda, Giove si era innamorato di Europa e decise di sedurla o di possederla. Si trasformò in un toro e si mischiò con le mandrie del padre di Europa. Mentre Europa e le su ancelle raccoglievano fiori ella vide il toro e avvicinandosi comincio ad accarezzarlo ed eventualmente lo cavalcò.  Giove colse l'occasione e corse al mare e nuotò, con Europa su di lui fino all'isola di Creta.  Là egli rivelò la sua vera identità ed Europa divenne la prima regina di Creta.  Più tardi, Giove ricreò la forma del toro nelle stelle che furono da allora conosciute come la costellazione Taurus. 
Sicuramente questa è la fonte di questo simbolo così prominente nei palazzi di potere nell'EU, ma la similitudine con la donna di Apocalisse 17 non si può dimettere.
Qualche esempio di rappresentazione di Europa nell'EU.
Torre di Babele
L'Europa si è messa in diretta opposizione a Dio. Sta' lentamente (non tanto) cambiando le leggi per espellere fuori da essa la Chiesa Cristiana, e non ne fa' alcun segreto. Un sorprendente cartellone è stato emesso dall'EU, esponendo la Torre di Babele con lo slogan "Tante Lingue, Una Voce."  Per assicurarsi che il punto di connessione con l'EU non fosse perso una gru sullo sfondo è incluso per dimostrare che la torre viene ricostruita. La Biblica torre di Babele fu costruita in ribellione a Dio, l'uomo come Lucifero voleva essere libero da Dio e anche come Lui (odi di ode di gioia): “E dissero: «Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra».” (Gen 11:4 Cosa pensate la ricostruzione della torre significhi?  Sicuramente ricostruire la torre della ribellione è per loro "libertà" visto che la decadente Europa dice: "Dio è morto".
Sopra la Torre di Babele ci sono 12 eurostelle, in similitudine alle 12 stelle attorno alle varie teste di Maria, Ma notare anche che le stelle sono invertite come quelle tipicamente sataniche, con la punta in basso. 
Il parlamento Europeo a Strasburgo fu modellato so un dipinto fatto nel 1563 della Torre di babele da Pieter Brueghel the Elder un pittore fiammingo del Rinascimento Nordico.
E' difficile sfuggire la nozione che la seconda Babilonia viene adesso ricostruita in Europa, e quelli che vogliono seguire Nimrod sono riusciti a costruire un edifico del Parlamento a Strasburgo, Francia, il cui pezzo centrale è una enorme replica della incompiuta torre di Babele.  Infatti questo edificio è comunemente riferito come: "la Torre di Eurobabele."
Questo edificio conosciuto come Louise Weiss Building sembra incompiuto, naturalmente, perché fu costruito con il proposito di espressamente somigliare alla torre di Babele come espressa nel dipinto di Brueghel.  Le similitudine di fattezza sono impressionanti.
Le profezie della Scrittura si stanno avverando sotto i nostri occhi, per quelli che hanno occhi per vedere!
La EU decisamente sta diventando una grande potenza mondiale di argilla (diversità) e ferro (potenza) con sorprendenti somiglianze al quarto regno o alla quarta bestia delle profezie di Daniele. Una potenza mondiale con così tanti gruppi etnici rappresentando così tanti stati potrebbe facilmente essere molto influenzante alla Nazioni Unite e nel mondo.  E' possibile che l'ONU sia l'inizio del governo mondiale che eventualmente sarà dominato da un ravvivato Impero Romano e dall'Anticristo. 
La scena mondiale sembra sia pronta per l'emergenza di un sistema politico globale (l'EU), un sistema economico globale (l'euro) e un sistema religioso globale (il movimento ecumenico).  L'EU sembra soddisfare tante delle profezie sul quarto regno che ha da venire, dal quale nascerà l'Anticristo agli ultimi tempi.  Infatti ci sono piani in atto per una presidenza dell'EU che rimpiazzerebbe quella corrente di 6 masi a rotazione, creando così un potente leader internazionale con grande influenza all'ONU e nel globo,  Il nuovo presidente sarebbe eletto dai capi dei vari governi dell'EU e avrebbe ufficio per 5 anni, o più, certi parlano di elezione a vita. Cosa si vuole fare è un potente presidente dell'EU come capo del governo Europeo con pieni poteri legali e con potere esecutivo, togliendo i "dritti sovrani" delle singole nazioni.
Solo col tempo si vedrà, ma i segni ci sono e ci dovremmo preparare per il ritorno del vero Re, il nostro Signore.  Vieni Signore, vieni presto.
 



domenica 17 luglio 2016

BREVE STORIA DELLA SVENDITA D' ITALIA

BREVE STORIA DELLA SVENDITA D' ITALIA

Documentazione raccolta da Anonimo Pontino
L'ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: "Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo". 

Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c'erano alcuni appartenenti all'élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).
In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d'Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell'Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell'Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c'erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.

La stampa martellava su "Mani pulite", facendo intendere che da quell'evento sarebbero derivati grandi cambiamenti. 

Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell'Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.
Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l'élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare.

L'inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare  la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell'élite. L'incarico di far crollare l'economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l'incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall'élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.
Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull'Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d'Italia. C'erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell'élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d'Italia. 

La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest'ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l'Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell'Europa e dell'Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.
In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L'accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani. 
La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà:  
Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell'economia produttiva e l'esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l'Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico.[1][11]
Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell'ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un'inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L'attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l'attacco, l'allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari.

Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d'Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
Spiegano il Presidente e il segretario generale del "Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà", durante l'esposto contro Soros:
È stata... annotata nel 1992 l 'esistenza... di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell'apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria "Goldman Sachs & co." come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della "Albertini e co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del "Quantum Fund" di Soros.
III. L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell'industria di stato italiana. A seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.[2][12]
I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l'allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l'allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all'allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.

Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la "necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo", pur sapendo che l'Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.

Gli attacchi all'economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell'élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse:
I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo... è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell'unificazione monetaria.[3][13]
Il giorno dopo, il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, riferiva che l'Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché "se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco".
Le nostre autorità denunciavano il potere dell'élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell'élite anglo-americana.
Il Movimento Solidarietà fu l'unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell'economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato.[4][14]

Il 6 novembre 1993, l 'allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare "le procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"), considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute". Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende.
Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia.
Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell'elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.
Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva "risanare il bilancio pubblico", ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell'élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l'acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell'ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%.

Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell'élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers,  si fecero avanti per attuare un'opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l'Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L'Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno.
Il titolo, che durante l'opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.  
 
Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit).
Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.

La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all'interno società con sede alle isole Cayman, che, com'è noto, sono un paradiso fiscale.
Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull'esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema.

Mettere un'azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com'è emerso negli ultimi anni.
Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere.
 
La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l'onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti.

I Benetton hanno incassato un bel po' di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell'Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio.
Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati. 
La società Trenitalia è stata portata sull'orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c'è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l 'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Nell'ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un'azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.
Dietro tutto questo c'era l'élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell'economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il  controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E' simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: "Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom".[5][15]

Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie ("Bond") con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.
Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l'agenzia di rating, Standard & Poor's, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti.

I risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale S.p.a. (società della famiglia Tanzi), Citigroup, Inc. (società finanziaria americana), Buconero LLC (società che faceva capo a Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana), Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi professionali), Deloitte & Touche SpA (società di revisione contabile), Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant Thornton S.p.a. (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo Parmalat S.p.a.).
La Cirio era gestita dalla Cragnotti & Partners. I "Partners" non erano altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise Bond per circa 1.125 milioni di Euro. Molte di queste obbligazioni venivano utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre garanzie di onestà e di trasparenza. 

Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all'élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.

Agli italiani venne dato il contentino di "Mani Pulite", che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere.
A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia.
Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come "autorevoli" (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell'interesse di questa élite, e non in quello del paese.
Bibliografia :

                                                                                                                                                

mercoledì 13 luglio 2016

LA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA: BASE DELLA DISTRUZIONE!


LA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA: BASE DELLA DISTRUZIONE!

Siccome noi fascisti de “IlCovo” non siamo mai stati “generici” nella nostra denuncia contro il sistema partitocratico antifascista, tentiamo brevemente un’analisi più dettagliata della “Costituzione Italiana”, evidenziandone le palesi contraddizioni prendendo spunto dagli articoli più rappresentativi. Quella che il buffone Benigni (strapagato milioni di euro dal sistema dei partiti coi denari del pubblico erario!) ha definito in uno spettacolo “ad hoc” “la più bella del mondo”, verrà mostrata per quello che è: una tragica farsa, imbastita per accontentare più partiti diversi nella spartizione di potere e prebende. Essa nasce quale frutto di un compromesso storico per cercare di “normalizzare” il quadro politico postbellico, comprendendovi tutti i partiti “resistenziali”, offrendo loro “qualcosa” che potesse permettergli di radicarsi stabilmente nella società, ciascuno col proprio orticello di voti e clienti da coltivare, nell’erigendo “stato democratico” post ed anti fascista … liberamente imposto dagli anglo-americani dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.  Ed infatti, a parte le ciarle pompose degli articoli che vanno millantando di sovranità popolare e di repubblica fondata sul lavoro (SIC!), evidenziando solo la fantasia e la malafede di questi dettati mai messi in pratica, essa è e rimane una carta che instaura di fatto non già una “Democrazia popolare”, bensì una “Parlamentocrazia” o “Partitocrazia”. Il Popolo vi è identificato genericamente solo come UN NUMERO indefinito, e la sua cosiddetta “volontà sovrana” si limita ad ogni scadenza elettorale nel poter “apporre” una ICS su una scheda. Questo è tutto! A tale “altissimo compito” viene chiamato, quale DOVERE “civile”, per dare FORMALMENTE un aspetto “consensuale” al PARLAMENTO, che ufficialmente da quel momento è libero di fare TUTTO SENZA DOVER RISPONDERE AL POPOLO DI NULLA!  La realtà, dunque, è che la stessa ambiguità della Costituzione concretizza, una situazione ben diversa dalle chiacchiere millantate sul “potere del popolo”. Il Parlamento HA IL POTERE ASSOLUTO. Il Parlamento (ovvero i partiti e cioè i gruppi di potere economico di cui essi sono emanazione!) ha la prima e l’ultima parola! IL PARLAMENTO può IGNORARE ( di fatto lo fa continuamente) la volontà e le necessità reali del cosiddetto “popolo sovrano”, come è avvenuto di recente per la legge COSTITUZIONALE sul pareggio di bilancio, la quale è stata approvata non solo da un PARLAMENTO, ma pure da un GOVERNO NON ELETTI DA NESSUNO! Prendiamo spunto, dunque, da alcuni di questi articoli “intangibili”, per evidenziare le contraddizioni del testo e quindi il fondamento giuridico della plutocrazia in cui viviamo. Il testo lo prendiamo da un sito che decisamente non è sospettabile di essere ideologicamente ostile alla “più bella del mondo” : http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html
Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Per come esordisce questa carta, sembrerebbe di essere catapultati nel “paese delle meraviglie”.. Solo che andando avanti nella lettura si scopre che Alice non c’è, e il Bianconiglio ci ha fregato! Ebbene, questa “repubblica” sarebbe “fondata sul lavoro” (!) e il “popolo” sarebbe in grado di esercitare la sua piena “sovranità”….MA attenzione! C’è subito una parolina che tutti quelli che leggono questo articolo, piangendo per la “commozione”, non notano (volutamente): questa sovranità verrà esercitata “nelle forme e nei limiti della Costituzione”! Ebbene queste “forme” e questi “limiti”, dopo aver definito il “popolo” come “sovrano”, DI ESSO SI FANNO GRANDI BEFFE! Però, i paroloni retorici sono salvi eh!
L’articolo 5 pone le “fondamenta” di quell’autentico CASINO che è costituito dalle istituzioni delle Regioni, delle province e dei comuni. Ma ne riparleremo più avanti.
Art. 10 L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute…
Questa è la prima parte dell’articolo 10… Non vi sembra ci sia qualcosa di strano?  Per esempio che l’ordinamento giuridico interno ad uno Stato, che si presume essere sovrano, si debba conformare, PRIMA CHE ALLA PROPRIA CULTURA E ALLA PRORPIA INDIPENDENZA ED ALLE ESIGENZE DEL PROPRIO POPOLO, alle norme del diritto internazionale… una domanda! E se queste norme confliggessero con gli interessi dello Stato e dunque del popolo italiano?  Domanda retorica! ADEGUIAMOCI O PEGGIO PER NOI!
Art. 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Questo articolo è un capolavoro di fumosa IPOCRISIA. Insomma, l'”Italia” ha o non ha delle Forze armate (di fatto non le ha, ma questo è un altro discorso)? Se le ha, che ci stanno a fare? Attenzione poi: la presunta “Italia” consente limitazioni di sovranità agli “stati”, col presunto fine della “pace e della giustizia” fra le presunte nazioni! … ovvero, prima nel suddetto articolo si ripudia la guerra, perchè non sarebbe un giusto strumento di risoluzione delle controversie internazionali; poi subito dopo si acconsente affinchè gli ordinamenti “democratici” possano limitare le sovranità nazionali (!!!!!!!!!) sempre in nome della presunta “pace”… e se questi “stati”, i quali bisognerebbe sapere in base A COSA potrebbero essere definiti “pericolosi per la pace”, non si volessero (giustamente!) far imporre limitazioni alla propria sovranità in nome della “giustizia” stabilita “democraticamente” da terzi? Cosa succederebbe?  Ovviamente… arriva il Bianconiglio e sistema tutto con una partita a scacchi!
Eh no! L’ “Italia ripudia la guerra…” ! E infatti questo articolo permette di ripudiare la guerra….e allo stesso tempo però di farla per i comodi e gli interessi altrui, attaccando minoranze nazionali o stati sovrani …. tramite le cosiddette “missione di pace”… d’altra parte è molto più pacifico massacrare civili a traino di vere potenze militari come gli Stati Uniti, piuttosto che combattere autonomamente per assicurare la GIUSTIZIA al proprio popolo! … ca c’est la vie! pardon, c’est la democratie!
Art. 12 La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
Articolo che insieme al nome, usurpa il Simbolo dell’Italia.
Il TITOLO I è un panegirico di esaltazione! Che bello! Le libertà inviolabili sono tutte garantite e sacralizzate! Non sia mai! Il cittadino è libero di fare quello che gli pare! Ti vuoi associare? Associati! Ti vuoi sollazzare? Sollazzati! Ti vuoi fare mille giri sul territorio della “repubblica”? Falli, chi ti dice niente! Però…..Eh, eh, eh…! Prima devi avvertire le autorità!
Art. 17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica
Vi piace? A me tantissimo! E’ spassosissimo! Prima si dice che le riunioni pubbliche (quale potrà mai essere un “luogo aperto al pubblico”?) di cittatini, sono libere e non necessitano di preavviso alle autorità! Poi invece si dice che non solo la pubblica autorità si deve avvisare quando ci si riunisce “in luogo pubblico”, ma che si deve addirittura richiedere il permesso alla polizia! Che lo può negare… “per comprovati motivi di sicurezza” (di chi?) !  Ma allora mi sa che, forse, le riunioni pubbliche… NON SONO PIU’ MICA TANTO “LIBERE”… bensì sono soggette alla discrezione degli organi di polizia, ovvero degli organi politici che li manovrano! A che pro dunque prendere per i fondelli gli entusiasti cittadini allevati a “pane e libertà antifascista”? Ma è semplice! Perchè così la retorica è più altisonante! Cosa c’è di meglio di una frase che non significa assolutamente nulla, che anzi nega nel periodo successivo quello che ampollosamente afferma in quello precedente, ma che però suona pomposamente “democratica e libera”? …in democrazia è la forma ciò che più conta, mica la sostanza!
Il TITOLO II è un crescendo di “fumo”! Si definiscono i “rapporti etico-sociali”, vi sono descritti dei diritti mai esercitati in modo concreto ed eguale nel territorio “italiano”… ad esempio quello all’istruzione, alla famiglia, alla salute, alla libera cultura. Ma andiamo avanti,  finora sono state evidenziate contraddizioni, articoli pieni di retorica del tutto inapplicati, e presupposti giuridico-filosofici incoerenti e inconsistenti. Ma il bello deve ancora arrivare!
Art. 39. L’organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
Il titolo a cui fa riferimento questo articolo è quello dei “rapporti economici”. Ebbene, iniziamo ad intravedere la creazione di quei FEUDI di potere fondati sul CLIENTELISMO che abbiamo denunciato essere il fondamento di tale costituzione. Infatti il “sindacato” per come vi è configurato risulta, di fatto, un “partito” o se preferite una fazione di interesse, organizzata e rappresentata non in base alla categoria lavorativa di appartenenza ma in base al numero di iscritti. I sindacati devono essere “a base democratica” e vedremo in cosa consiste codesta “democrazia” (= elettivismo). Possono addirittura siglare contratti vincolanti per tutta la categoria a cui essi si riferiscono, ma che non è detto rappresentino unitariamente (ed infatti ci sono un miliardo di sindacati, oggi, anche per la stessa categoria sociale!). Ciò che li rende “ufficiali” è il numero, proporzionato (in base a che?) degli iscritti! Questo significa che se anche essi non rappresentano l’intera categoria lavorativa del caso (come è ovvio, perché nel nostro sciagurato sistema non esistono sindacati di categoria che contemplino l’iscrizione automatica per il solo fatto di essere lavoratori di una determinata categoria) e dunque, pur non avendo la rappresentanza generale degli iscritti non avendo ricevuto nessun mandato al riguardo, essi possono comunque legiferare  in nome e per conto di quella data categoria in generale! Ciò li qualifica come FEUDO e fazione di interesse che genera le relative clientele!
Lasciamo perdere poi l’articolo 46 che sancirebbe la possibilità di attuare la socializzazione delle imprese, perché, in tale assetto risulta  semplicemente un “assurdo” presente in mezzo alle altre cento contraddizioni fantasiose sancite dalla “più bella del mondo”. Contraddizioni presenti negli articoli che, da una parte, “preferiscono” la “proprietà privata”, dall’altra mantengono il principio ipotetico di quella pubblica, anche con possibilità di esproprio… una eventualità che faccio fatica a ricordare come mai concretizzatasi! E adesso arriva il bello:
Art. 48.
Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.[7] Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.  Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.  Art. 50. Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità
Qui si comincia a intravedere lo strumento fondamentale a mezzo del quale si “esercita” la cosiddetta “democrazia italiana”, già invocata anche negli articoli precedenti! CON IL VOTO, ovviamente! … il “dio-voto” che costituirebbe l’esercizio pratico della “democrazia”! … attraverso il voto, e solo attraverso quello, si permette che il “sistema” funzioni come voluto dai “padri democratici della patria antifascista”! Il voto è l’assoluto davanti al quale tutto è relativo. Infatti, chi è votato, in questo “sistema” ha sostanzialmente “carta bianca”, a prescindere, anzi andando pure contro l’interesse generale del cosiddetto “popolo sovrano”, come avvenuto in più casi… che poi sono proprio quelli determinanti la presunta “sovranità” dello stesso, che quindi alla prova dei fatti NON ESISTE!
Viene dunque sancito per LEGGE costituzionale che i partiti (la declinazione al plurale non è casuale), cioè dei gruppi di interesse contrapposti, sono gli unici “strumenti ritenuti legali della cosiddetta democrazia”. Solo per mezzo di essi, il cosiddetto “popolo sovrano “, che in teoria è uno, è costretto a dividersi e frazionare l’interesse generale ed il bene pubblico (anch’esso in teoria dovrebbe essere uno ed uno soltanto!) affinché  si possa esercitare  “la cosiddetta sovranità”, e quindi concorrere alla “politica nazionale”.
Insomma, finora abbiamo visto già due casi clamorosi, in cui per poter “partecipare” alla vita pubblica bisogna che si costituiscano FAZIONI di interesse, sindacati e partiti ! Quella dei Partiti, però, costituisce l’archetipo poichè sono essi che, dal “parlamento”, legiferano, non già il “popolo”. Divertente risulta allora l’articolo 50 che fa credere ai cittadini di contare qualcosa, in quanto potrebbero (bontà dei partiti!) addirittura presentare delle richieste alle Camere!!!! …MIZZICA! Camere che infatti, dopo averne debitamente e democraticamente preso atto, possono tranquillamente continuare ad infischiarsene…certamente sempre in nome della libertà!
Siamo giunti così alla Parte Seconda – TITOLO I. Qui si descrive come si esercita il potere nella “repubblica antifascista”, chi lo impone e su mandato di chi e soprattutto COME OPERA.
Ebbene: è il PARLAMENTO ad esercitare il potere. Il cittadino è chiamato al VOTO, per eleggere il parlamento. Il quale poi LEGIFERA, anche senza chiedere il consenso del cittadino nel caso di leggi costituzionali o nel caso di leggi che impattano in modo devastante sul bene comune.
Qualcuno potrebbe obiettare che le leggi emanate sono sempre frutto della volontà “popolare”, poichè già premesse nei programmi elettorali di governo delle varie forze politiche in nome dei quali detti parlamentari sarebbero stati votati, dal 50%+1 dei cittadini (L’altra metà della popolazione, ovviamente, deve subire il governo del 50%+1, tenendo anche conto che delle procedure di “conteggio dei voti” non è mai stata chiarita la modalità!  … ennesimo dogma inspiegabile a cui sono tenuti a credere i seguaci della “dea” democratico-parlamentare!).
Ma…colpo di scena! …invece no! Le leggi emanate dai governi non si limitano mai all’attuazione dei cosiddetti “programmi” (che tra l’altro non sono mai stati rispettati da nessuno!) poiché non esiste in tal senso alcun vincolo elettorale per il rappresentante eletto ; esse dunque spaziano anche alle leggi “finanziarie”, quindi a quelle tributarie ed a quelle di ogni ordine e grado inerenti la pubblica amministrazione dei beni e altro ancora. Ebbene, queste leggi vengono emanate DAL PARLAMENTO senza alcun mandato diretto e vincolante inerente gli interessi del “popolo sovrano”. Anzi, il parlamento può rimanere in carica, come capita sempre, prescindendo dai programmi espressi in campagna elettorale, fino alla fine della legislatura, anche di fatto ignorando la volontà espressa dal voto popolare. Solo dopo il parlamento potrà riassettarsi, nel gioco di alternanza destra-sinstra-centro, dove una volta governa uno, una volta un altro, facendo credere al cosiddetto “popolo sovrano” che sia esso  a determinare l’indirizzo delle leggi e il percorso politico del governo, quando invece al massimo può solo determinare l’alternanza dei “feudatari” al potere, con relativi vassalli, valvassori e valvassini, tutti a caccia di prebende, che invece continuano a legiferare sempre e solamente in nome e per conto delle lobby economiche del “sistema plutocratico” di cui sono al servizio, contro le reali necessità del popolo.
Art. 75. È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum. [13]
Ecco  l’altro grande inganno della costituzione antifascista. La favola del Referendum “popolare”. Nessuno si chiede per quale motivo, nella “nostra” costituzione democraticissima, esso abbia SOLO facoltà di ABROGARE  leggi esistenti! …Quale strumento politico più diretto per il popolo se non quello di esercitare la propria cosiddetta “volontà sovrana” del referendum propositivo? INVECE NO!  I buoni e saggi padri costituenti antifascisti hanno stabilito che non si può! Inoltre nessuno si chiede perchè non sia ammesso indire referendum proprio su quel ventaglio di leggi che, si da il caso, incidano più direttamente sulla vita dei cittadini, ovvero del cosiddetto popolo sovrano…! Questo tipo di referendum, come vuole il “sistema plutocratico”, è nei fatti semplicemente una inutile formalità, tale da poter essere aggirato e disatteso dal Parlamento, giacché rimane fermo e intangibile il potere legislativo del parlamento stesso, che può in alcuni casi persino ignorare i referendum. E vedremo come.
Nel TITOLO II è descritta la funzione del Presidente della “repubblica”; nel titolo III la funzione del Governo; il TITOLO IV definisce l’ordinamento giurisdizionale, la magistratura cui è capo il presidente della “repubblica”.
Il TITOLO V istituisce tre enti legislativi distinti: le regioni, le province e i comuni. Permette a questi enti di legiferare, a meno delle disposizioni statali. La “repubblica” si riserva un ambito di legislazione, lasciando il resto a questi tre “enti”, le cui competenze quasi sempre risultano tra loro in conflitto. Perché dunque tollerare un simile caos conclamato, che genera solo sperpero di denaro pubblico, inefficienza ed una inutile perdita di tempo? Perché così facendo, cioè quadruplicando gli organi in grado di legiferare, si quadruplicano anche i feudi di potere e le clientele politiche! …proprio quel che vuole la costituzione antifascista! Va aggiunto che al governo di questi tre enti possono andare anche fazioni politiche diverse. Per cui si creano situazioni feudali di influenza all’interno del medesimo ente amministrativo, dove un gruppo risulta essere l’opposto/uguale a quello di riferimento presente nell’ “ente superiore”, mettendosi non di rado di traverso nello svolgimento delle altrui funzioni nei casi di “lesa competenza”… con i conseguenti problemi per la vita del cittadino medio…vittima designata dal sistema democratico antifascista!
Il TITOLO VI definisce una istituzione particolare: la Corte Costituzionale. Tale istituzione, così per come è definita, sembrerebbe essere una istituzione Suprema, a cui tutte le altre sottostanno, compreso il Presidente della Repubblica. In realtà anche questa istituzione, che potrebbe addirittura mettere sotto accusa il capo dello stato, risulta ugualmente lottizzata per legge dai partiti politici,  venendo comunque ignorata più volte nel corso della storia della “repubblica”, sempre a fronte delle prerogative del PARLAMENTO e delle sue leggi, il quale, così, oltre a poter ignorare il “referendum”, visto che può legiferare  in modo da poter eluderne o aggirarne nei fatti i contenuti, può anche ignorare la Corte costituzionale.
Art. 138. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
CHIARO? Il referendum, per l’emanazione di leggi costituzionali, quindi leggi che impattano direttamente sulla vita del cittadino, può essere ABOLITO nel caso in cui il parlamento approvi con i 2/3 di maggioranza! Questo è quanto è capitato di recente con la legge per il pareggio di bilancio! Il referendum, dunque, oltre ad essere solo “abrogativo” nei casi ordinari, oltre ad essere previsto solo per casi particolari sulle leggi costituzionali, può anche essere IGNORATO nell’uno e nell’altro caso!
Perchè è il PARLAMENTO, cioè i partiti e dunque le lobby economiche a cui essi fanno capo, che comanda davvero! Ed è il PARLAMENTO che decide con o senza il consenso “popolare”! Con o senza il “voto”, che è una mera forma di consenso PASSIVO obbligatorio…e tutto questo avviene in virtù dell’osservanza più scrupolosa della cosiddetta “COSTITUZIONE DEMOCRATICA ANTIFASCISTA”!!! Ecco servita “LA PIU’ BELLA DEL MONDO”!
Questa “costituzione” rappresenta il vero fondamento giuridico in base al quale l’oligarchia plutocratica affarista fondata sul ladrocinio ci governa da oltre 60 anni su mandato degli Stati Uniti! …E NON POTREBBE ESSERE ALTRIMENTI! IL FIGLIO SI VEDE DALLA MADRE … in questo caso forse meglio sarebbe dire IL SERVO SI VEDE DAL PADRONE!
MEDITATE GENTE!

RomaInvicta Aeterna   "IL COVO"